mercoledì 20 maggio 202619:06:04
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Mosca alza il tono: "Avanti con la guerra fino alla vittoria contro l'Ucraina"

Il Cremlino rilancia la linea dura sul conflitto ucraino, rispondendo con fermezza alle recenti dichiarazioni del presidente Zelensky. Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha riba

Laura Conti
4 min di lettura
Mosca alza il tono: "Avanti con la guerra fino alla vittoria contro l'Ucraina"
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Il Cremlino rilancia la linea dura sul conflitto ucraino, rispondendo con fermezza alle recenti dichiarazioni del presidente Zelensky. Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha ribadito oggi che la Russia non intende fermarsi finché non avrà raggiunto tutti gli obiettivi prefissati dall'operazione militare speciale, alimentando nuove preoccupazioni sulla possibilità di una pace negoziata nel breve termine.

La dichiarazione arriva in un momento particolarmente delicato per il teatro bellico dell'Europa orientale, con il conflitto che ha superato i due anni e mezzo di durata e con le cancellerie occidentali impegnate in un difficile equilibrismo tra il sostegno a Kiev e la ricerca di una via diplomatica per porre fine alle ostilità.

Le parole di Peskov e la risposta a Zelensky

Nel corso del consueto briefing con la stampa, il portavoce del Cremlino ha utilizzato toni inequivocabili per definire la posizione di Mosca. "L'operazione militare speciale continuerà fino al raggiungimento dei suoi obiettivi, fino alla vittoria", ha dichiarato Peskov, aggiungendo che tale determinazione è una diretta conseguenza delle "dichiarazioni bellicose" pronunciate dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Il riferimento è ai recenti interventi del leader di Kiev, che nelle ultime settimane ha intensificato la retorica sulla necessità di proseguire la resistenza armata e ha chiesto con maggiore insistenza ai partner occidentali di rimuovere le restrizioni sull'utilizzo delle armi a lungo raggio fornite all'Ucraina per colpire obiettivi in territorio russo.

Secondo l'interpretazione del Cremlino, questa postura aggressiva di Zelensky dimostrerebbe l'impossibilità di avviare qualsiasi negoziato serio con l'attuale leadership ucraina. Una narrazione che Mosca utilizza sistematicamente per giustificare il proseguimento delle operazioni militari e per attribuire alla controparte la responsabilità dello stallo diplomatico.

Gli obiettivi russi e lo stallo sul campo

Gli obiettivi dell'operazione militare speciale, come la Russia continua a definire l'invasione dell'Ucraina, sono stati ridefiniti più volte nel corso del conflitto. Se nelle fasi iniziali sembrava prevalere l'ambizione di un rapido cambio di regime a Kiev, oggi Mosca si concentra principalmente sul consolidamento del controllo sulle quattro regioni ucraine parzialmente occupate – Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson – che la Russia ha formalmente annesso nel settembre 2022, pur non controllandole interamente.

Sul terreno, la situazione rimane sostanzialmente di stallo, con avanzamenti minimi da entrambe le parti e un costo umano che continua a crescere in modo drammatico. Le stime più recenti parlano di centinaia di migliaia di vittime tra morti e feriti su entrambi i fronti, mentre milioni di civili ucraini sono stati costretti a lasciare le proprie case.

L'offensiva ucraina nella regione russa di Kursk, lanciata nell'agosto scorso, ha rappresentato un momento di svolta simbolico, portando per la prima volta il conflitto in territorio russo. Un'azione che ha colto di sorpresa Mosca ma che, secondo gli analisti militari, non ha modificato sostanzialmente gli equilibri strategici complessivi.

Le implicazioni per l'Europa e l'Italia

Le dichiarazioni del Cremlino giungono in un momento cruciale per l'Europa, alle prese con un autunno che si preannuncia complesso sul fronte energetico e con crescenti divisioni interne sul da farsi riguardo al sostegno all'Ucraina. L'Italia, in particolare, si trova a navigare acque diplomatiche difficili, cercando di mantenere la coesione atlantica pur avendo al proprio interno forze politiche che spingono per una maggiore apertura verso Mosca.

Il governo Meloni ha finora mantenuto una linea di sostegno a Kiev, confermando gli impegni assunti in ambito NATO e UE, ma le pressioni per un cambio di rotta potrebbero intensificarsi qualora il conflitto dovesse protrarsi ulteriormente senza prospettive di soluzione.

Le conseguenze economiche della guerra continuano a pesare sui cittadini europei, con i prezzi dell'energia che, sebbene ridimensionati rispetto ai picchi del 2022, rimangono significativamente più elevati rispetto al periodo pre-bellico. L'Italia, fortemente dipendente dal gas per la propria produzione energetica, ha dovuto accelerare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, stringendo nuovi accordi con paesi nordafricani e del Medio Oriente.

Prospettive future e scenari possibili

Le parole di Peskov sembrano chiudere, almeno per il momento, qualsiasi spiraglio negoziale significativo. La comunità internazionale osserva con preoccupazione l'evolversi della situazione, consapevole che un prolungamento indefinito del conflitto comporterebbe rischi crescenti di escalation e conseguenze sempre più gravi per l'economia globale.

L'eventuale ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, dopo le elezioni presidenziali americane di novembre, potrebbe introdurre nuove variabili nell'equazione, considerando le posizioni critiche espresse dall'ex presidente sul sostegno statunitense all'Ucraina. Un cambiamento nella politica americana costringerebbe l'Europa a una riflessione profonda sul proprio ruolo e sulle proprie capacità di garantire autonomamente la sicurezza del continente.

Per l'Italia e i partner europei, la sfida nei prossimi mesi sarà quella di mantenere l'unità occidentale pur esplorando ogni possibile canale diplomatico, nella consapevolezza che una soluzione duratura al conflitto ucraino rappresenta un interesse vitale per la stabilità e la prosperità dell'intero continente.

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L'autore

Laura Conti

Corrispondente estera di StampaNotizie. Specializzata in geopolitica e relazioni internazionali. Con base a Bruxelles.

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