Addio a Carlo Petrini: Pollenzo rende omaggio al fondatore di Slow Food
Carlo Petrini, il visionario che ha fondato Slow Food nel 1986 e ha trasformato il rapporto degli italiani con il cibo, riceve oggi l'ultimo saluto nella location che più di ogni

Un'eredità che ha cambiato il modo di mangiare in Italia
Carlo Petrini, il visionario che ha fondato Slow Food nel 1986 e ha trasformato il rapporto degli italiani con il cibo, riceve oggi l'ultimo saluto nella location che più di ogni altra rappresenta il suo lascito: Pollenzo, dove sorge l'Università di Scienze Gastronomiche da lui voluta. Non è una coincidenza che la cerimonia funebre si svolga nel cortile dell'Agenzia, cuore pulsante di un'istituzione che incarna perfettamente la filosofia di Petrini: l'idea che il cibo non sia semplice nutrimento, ma cultura, identità, resistenza.
La scelta di una forma laica per i funerali rispecchia l'uomo che è stato: un intellettuale laico, un attivista, un pensatore che ha messo in discussione il paradigma dominante del consumo di massa. In un cortile simbolico, circondato da quella che è diventata la cattedrale del pensiero gastronomico italiano, si chiude un capitolo straordinario della storia culturale nazionale. Non è teatro, è coherenza. È la logica conseguenza di una vita interamente dedicata a provare che un altro cibo, e dunque un altro mondo, è possibile.
Dal piccolo comune piemontese al movimento globale
Nato a Cuneo nel 1949, Carlo Petrini ha dato vita a Slow Food con un manifesto controcorrente: in un'epoca di fast food trionfante e globalizzazione sfrenata, predicava la virtù della lentezza, della qualità, della consapevolezza. Non era nostalgia folkloristica né conservatorismo, bensì un progetto politico radicale che metteva al centro il diritto del consumatore a sapere cosa mangia, da dove viene, chi l'ha prodotto. Un diritto che sembrava banale fino a quando non te lo sottraevano completamente.
Dalla piccola arca del gusto piemontese, il movimento è cresciuto fino a diventare una forza globale con centinaia di migliaia di soci in tutto il mondo. Petrini ha compreso, prima di molti, che la battaglia per il cibo consapevole era inseparabile dalla lotta per l'ambiente, per la giustizia sociale, per la dignità dei produttori agricoli. Slow Food non era solo una scuola di enogastronomia: era un manifesto civilizzazionale.
L'università come monumento vivente
L'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo rappresenta forse l'eredità più tangibile e duratura di Petrini. Non un museo della nostalgia, ma un laboratorio dove generazioni di studenti hanno imparato a pensare il cibo come sintesi di ecologia, storia, economia, antropologia. Un luogo dove la ricerca accademica incontra la pratica, dove teoria e azione non sono separate da un abisso invalicabile come accade in molte università italiane.
In quel cortile dove oggi si svolge la cerimonia funebre, migliaia di giovani hanno discusso del futuro dell'agricoltura, della sostenibilità dei modelli produttivi, della resistenza culturale ai monocromatici standard globali. È lì che Petrini ha creduto fosse possibile formare nuove generazioni di cittadini consapevoli, non consumatori passivi.
Un uomo che ha detto no al proprio tempo
Cosa resterà di Carlo Petrini? Certamente la fondazione istituzionale di Slow Food, che continuerà il suo lavoro. Ma più profondamente, resterà un modo diverso di intendere il rapporto tra uomini e cibo, tra comunità e territorio, tra consapevolezza e consumo. In un'epoca di accelerazione forsennata, in cui i media ci spingono a divorare notizie e prodotti senza masticare, Petrini ha avuto l'audacia di dire: fermatevi, riflettete, assaporate, connettete-vi con chi produce quello che mangiate.
Questa non era una battaglia persa in partenza, né una nostalgia ingenua. Era una proposta politica radicale, ed è per questo che ha funzionato, ha trovato milioni di persone disposte a condividere questa visione alternativa.
I funerali laici a Pollenzo non sono una conclusione, ma una pausa. Il cortile dove Petrini ha seminato queste idee continuerà a coltivarle. E questa, forse, è la forma di immortalità più appropriata per un uomo che ha insegnato che tutto ciò che davvero conta ha radici profonde nel territorio.
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L'autore
Laura ContiAnalista finanziaria specializzata in mercati azionari, obbligazioni e strumenti derivati. Con base a Bruxelles, segue da vicino le politiche economiche europee e il loro impatto sui mercati italiani.
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